Gli scienziati olandesi definiti “scettici climatici” sono stati riabilitati. Dopo una lunga battaglia, l’Istituto Meteorologico Reale dei Paesi Bassi (KNMI) riammette sette ondate di calore precedenti il 1950.
Sette anni sono passati da quando un gruppo di scettici olandesi sfidò i documenti ufficiali dell’istituto KNMI e ora questo istituto riammette i dati “perduti” concernenti sette ondate di calore precedenti il 1950, confermando l’accusa di un’eccessiva correzione retroattiva risultante nella cancellazione di sedici (16) su ventitré (23) eventi estremi del passato. Questo importante risultato è stato ottenuto nella forma dell’approvazione, con il metodo della revisione tra pari, di un articolo redatto dagli “scettici”.

Ragazzi che si rinfrescano nella fontana di Frederiksplein, Amsterdam, 28 giugno 1947
(Fonte: nationaalarchief.nl)
Marcel Crok
Date: 4 febbraio 2026
È appena avvenuto un miracolo. L’Istituto Meteorologico Reale dei Paesi Bassi (KNMI), l’ente responsabile dello studio del clima e della meteorologia dei Paesi Bassi, ha ammesso pubblicamente che il nostro quartetto di scienziati scettici aveva ragione nel criticare la loro procedura di omogeneizzazione dei dati. Tale ammissione pone fine a una “battaglia” durata circa sette anni.
Di che cosa stiamo parlando? Nel 2016 l’istituto omogeneizzò le sue rilevazioni quotidiane di temperatura, relative al periodo 1901-1950, in considerazione del cambiamento avvenuto nel 1950 nel metodo di misura (dal cosiddetto schermo a pagoda, o schermo a piatti, alla capannina meteorologica di Stevenson) e nella collocazione degli strumenti di 300 metri verso la campagna. L’istituto era in possesso dei dati misurati in parallelo, corrispondenti al cambiamento della schermatura solare, ma non di quelli corrispondenti alla dislocazione degli strumenti; tuttavia, decise di omogeneizzare i dati della stazione De Bilt con un approccio statistico di confronto tra gli stessi dati e quelli registrati nella stazione Eelde, a 150 km più a nord-est. Il risultato dei calcoli ebbe un effetto trascurabile sulla media delle temperature, ma non sui picchi: i giorni più caldi annuali (intorno ai 30°C nella nostra regione) furono corretti al ribasso, per il periodo 1901-1950, di una quantità non superiore ai 1,9°C. In ragione di tale correzione, sedici (16) di ventitré (23) ondate di calore scomparvero dai registri ufficiali.
Estate calda
Nell’estate del 2018, calda per i Paesi Bassi, l’istituto cominciò a dichiarare ai media che le ondate di calore erano un fenomeno divenuto più frequente che nel passato. Io e altri tre studiosi decidemmo di esaminare criticamente le correzioni già apportate dall’istituto. Nel marzo 2019 pubblicammo un primo lungo resoconto, in lingua olandese, con il titolo “Il Mistero delle Ondate di calore scomparse”. Il documento mostrava che il KNMI aveva corretto eccessivamente i dati. Fu proposto un articolo a un importante periodico dei Paesi Bassi, ma l’interferenza del direttore del KNMI, redattore capo di quel periodico, ne impedì la pubblicazione. Un portavoce del KNMI adoperò un argomento ad hominem contro di noi (o contro di me, poiché ero il più visibile dei quattro). Dopo la mia protesta per posta elettronica, ebbi una conversazione con il direttore dell’istituto e con il suo portavoce. Fu un’esperienza sconvolgente. Mi dissero che non avrebbero risposto al nostro resoconto poiché privi di “fiducia in Lei”. Io replicai che la scienza non è questione di fiducia, e precisai: “Il nostro resoconto è o giusto o sbagliato; vorrei saperlo, in entrambi i casi”.
Così si concluse il nostro confronto e negli anni successivi, essi continuarono ad adoperare i valori risultanti dalle loro correzioni, che noi ritenevamo scorrette, a sostegno delle loro affermazioni sull’aumento della frequenza delle ondate di calore.
Revisione tra pari
Ci era rimasta una sola mossa disponibile. Decidemmo di tentare di portare la nostra critica all’attenzione di una rivista che adottasse la revisione tra pari. Come potete immaginare, non fu facile, ma infine, nel dicembre del 2021, riuscimmo a pubblicare con la rivista Theoretical and Applied Climatology. Non ci eravamo concentrati sulle ondate di calore, bensì su ciò che chiamiamo giorni tropicali (giorni con temperature superiori ai 30°C). I Paesi Bassi condividono una particolare definizione di “onda di calore”: cinque giorni ad almeno 25°C, dei quali tre siano a temperature superiori ai 30°C. Le ondate di calore storicamente registrate possono scomparire facilmente, se un giorno tropicale subisce la correzione delle sue temperature, per esempio, da 30,3°C a 29,8°C. Il KNMI aveva usato le correzioni di massimi 1,9°C, ottenendo la scomparsa dalle tabelle ufficiali di sedici su ventitré ondate di calore.
Nel nostro articolo presentammo una prova irrefutabile del fatto che la stazione De Bilt era diventata, in ragione di quelle correzioni, un elemento estraneo rispetto alle altre quattro principali stazioni dei Paesi Bassi. Nella figura sottostante, tratta dal nostro articolo, vedete i rapporti tra i giorni tropicali negli anni precedenti e i giorni tropicali negli anni successivi al 1950. Un rapporto pari a 1 significa che nel periodo 1906-1949 vi furono tanti giorni tropicali quanti nel periodo 1952-1995. Un numero maggiore di 1 significa che i giorni tropicali furono più abbondanti nel primo periodo.
Figura 2 tratta dall’articolo: rapporto tra i giorni tropicali nel periodo 1906-1949 rispetto al periodo 1952-1995
nelle cinque stazioni principali dopo le correzioni del KNMI. In grigio scuro le misurazioni originali
del KNMI, in grigio chiaro De Bilt dopo le correzioni del KNMI.
Le altre quattro stazioni meteorologiche principali dei Paesi Bassi (colonne in rosso, in verde, in blu e in giallo) mostrano dei rapporti leggermente superiori a 1. Prima dell’omogeneizzazione (colonna grigio scura) la stazione De Bilt aveva un rapporto comparabile, indicativo della mancanza di una necessità di correggere i dati. Dopo l’omogeneizzazione (colonna grigio chiara) la stazione risultò difforme: le nostre conclusioni furono semplici: troppi giorni tropicali erano scomparsi dai registri meteorologici della stazione De Bilt.
Analisi della sensibilità
Esaminammo gli effetti di un certo numero di scelte compiute dal KNMI durante la procedura statistica di correzione. Tra questi, la scelta della stazione da impiegare come riferimento, la lunghezza dell’elenco temporale delle temperature, il calcolo della distribuzione statistica delle temperature massime giornaliere per ogni singolo mese e il modo nel quale gli eccessi, tra i numeri, furono smussati. Mostrammo che quasi tutte le scelte del KNMI condussero a una diminuzione eccessiva della conta dei giorni tropicali nel periodo precedente il 1950. La Figura 3 dell’articolo illustra il problema:
Figura 3 tratta dall’articolo: numero di giorni tropicali dopo la correzione basata su 116 varianti.
Il KNMI ha riportato nella figura solo il risultato contrassegnato come Brandsma, 2016.
L’asse verticale rappresenta il numero dei giorni tropicali rimasti dopo le correzioni apportate ai dati della stazione De Bilt. Inizialmente, essi erano 164. Si vede chiaramente che la scelta del KNMI (vedi la spezzata denominata “Brandsma, 2016” nel grafico) ridusse il numero a 76 ed è collocata nella posizione infima tra le 116 varianti considerate dai ricercatori.
Valutando gli effetti su periodi temporali più estesi, il metodo correttivo tende a convergere verso un intervallo ristretto, da 104 a 119 varianti, con mediana pari a 113. Ciò rimane considerevolmente superiore al numero 76 approvato dal KNMI. Non diciamo che questo numero sia quello corretto: esso è ciò che si otterrebbe se si applicasse il metodo adoperato dal KNMI, ma è in contrasto con un risultato molto più robusto.
Un altro quotidiano
Pubblicammo sul nostro sito un comunicato per la stampa e lo inviammo al solito quotidiano. I tempi di risposta furono sorprendentemente rapidi. L’articolo fu pubblicato il 6 dicembre 2021, quando ordinariamente i quotidiani sono interessati assai più dalla neve e dal ghiaccio. Un quotidiano alternativo (De Andere Krant, tr. L’Altro Quotidiano) decise di pubblicarlo e di chiedere al KNMI di commentarlo. Questa volta il KNMI ammise, rivolgendosi al quotidiano, che la nostra analisi era “interessante” e promise di studiare la questione nell’anno seguente, il 2022, riservandosi di pubblicare nel 2023 una nuova versione della propria omogeneizzazione.
Per la prima volta in questa battaglia tra un gruppo di “scettici” e l’istituto KNMI, il gruppo di “scettici”, cioè noi, era in vantaggio. L’omogeneizzazione del 2016 era stata pubblicata in un rapporto ufficiale del KNMI, ma non su una rivista con revisione tra pari. Ora, la nostra critica era stata vagliata da pari, prima di essere stata pubblicata.
Passarono il 2022, il 2023, il 2024 e il 2025, senza notizie al riguardo. Nel frattempo gli uomini delle previsioni del tempo continuarono a sostenere alla televisione che le ondate di calore sono oggi più frequenti di un tempo. Molte persone nei Paesi Bassi, tuttavia, erano a conoscenza delle nostre critiche, in particolare quelle presenti su piattaforme come X, LinkedIn e Facebook. Nello scorso ottobre, finalmente, il primo autore del nostro articolo, Frans Dijkstra, fu contattato dal KNMI e invitato a controllare la sua nuova procedura di omogeneizzazione. Con nostra grande soddisfazione, osservammo che il KNMI aveva riconosciuto la validità dei nostri argomenti critici. Nella scorsa settimana il KNMI ha tentato di lanciare una nuova versione della procedura di omogeneizzazione. Senza comunicati per la stampa; soltanto tramite un breve articolo sul suo sito ufficiale e una copia in PDF del proprio resoconto. Un giornalista di un quotidiano progressista e interessato al clima, tuttavia, ha compreso che si tratta di una novità importante. Ha intervistato me e un portavoce del KNMI, dando questo titolo stupefacente: Il KNMI ‘scopre’ sette ondate di calore precedenti il 1950: una vittoria e una questione di principio per gli scettici climatici.
La nostra rivincita
Così, dopo oltre sette anni da che mettemmo il naso nella questione, abbiamo ottenuto pienamente ragione, sia dallo stesso KNMI sia dai media. Non avremmo mai pensato che questo momento sarebbe mai giunto. Il KNMI ha fatto più o meno quanto da noi suggerito: usa più stazioni per apportare le correzioni di omogeneizzazione (comprendono ora le stazioni meteorologiche di Eelde e Maastricht) e periodi temporali più estesi (15 anni). Le correzioni risultanti sono minori. Le sette ondate di calore sono tornate negli elenchi ufficiali (benché alcune altre siano ancora tra le “scomparse”). Prima dell’omogeneizzazione l’estate del 1947 risultava con il primato di quattro ondate di calore. Dopo l’omogeneizzazione tre di quelle quattro erano sparite. Ora tutte e quattro sono riapparse.
Benché il KNMI abbia risposto nel 2019 con maniere non professionali e sprezzanti, la pubblicazione della nostra critica su una rivista dotata di revisione tra pari è stata decisiva nel volgere il dibattito a nostro favore: contrariamente all’iniziale sforzo di omogeneizzazione del KNMI, non sottoposto alla revisione tra pari, la nostra critica ebbe il vaglio dei pari, prima della pubblicazione. Ciò rafforzò la nostra posizione nel dibattito. Auspichiamo che il KNMI adotti un approccio più professionale nel pubblicare i risultati della seconda versione dei calcoli di omogeneizzazione. Il KNMI ha invitato uno dei nostri coautori a servire come revisore e ha scelto di pubblicare i commenti di tutti i revisori, assieme alle risposte fornite. Una tale trasparenza è essenziale in un dibattito, come quello sulla scienza del clima, spesso polarizzato.
Probabilmente l’ultima parola non è ancora stata detta, poiché il KNMI continua ad affermare che le ondate di calore sono più frequenti oggi che nel passato. Se è vero che sono aumentati di numero i giorni tropicali, in particolare dagli anni Novanta, i dati originali e quelli corretti con la seconda versione della procedura di omogeneizzazione mostrano grande variabilità nel passato. Ecco tre versioni del numero di giorni tropicali per anno, poste a grafico dal nostro coautore Frans Dijkstra. La versione numero 0 è quella non omogeneizzata.
Giornate tropicali a De Bilt, versioni 0, 1 e 2 (barre) con linea di tendenza non lineare (linea continua arancione).
La linea di tendenza è stata calcolata mediante la funzione LOESS con intervallo = 20 punti.
La tendenza di lungo periodo nelle temperature dei Paesi Bassi è chiaramente in salita, in particolare dagli anni Novanta, pur notando un picco risalente agli anni Quaranta. Come dimostrato nel nostro articolo in revisione tra pari scritto assieme a Jos de Laat (un membro del KNMI), le temperature olandesi mostrano una graduale crescita a cominciare dagli anni Ottanta. Uno studio di due matematici olandesi, padre e figlio, sostiene che i cambiamenti negli schemi di circolazione atmosferica e non le concentrazioni di CO2 siano il primo fattore delle variazioni delle temperature nei Paesi Bassi. Le risultanze di quello studio potrebbero diventare il nuovo punto di dibattito con il KNMI.

Marcel Crok
Marcel Crok è un giornalista scientifico olandese che si occupa a tempo pieno del dibattito sul clima e delle politiche climatiche sin dal 2005, anno in cui ha pubblicato un articolo pluripremiato sul famigerato grafico a “bastone da hockey”. Ha pubblicato due libri in olandese (De Staat van het Klimaat (Lo stato del clima) ed è stato coautore del libro Ecomodernisme (Ecomodernismo)). Insieme al ricercatore indipendente britannico Nic Lewis ha scritto un ampio rapporto sulla sensibilità climatica, intitolato A Sensitive Matter. È stato invitato dal governo olandese a diventare revisore esperto del rapporto IPCC AR5. Insieme agli istituti climatici olandesi KNMI e PBL, Crok ha creato una piattaforma di discussione internazionale Climate Dialogue.
Nel 2019, Crok e il professore emerito Guus Berkhout hanno fondato la Fondazione Clintel. Hanno pubblicato la Dichiarazione mondiale sul clima, che è stata ormai sottoscritta da oltre 2000 scienziati ed esperti. Insieme ad Andy May e a un gruppo di scienziati della rete Clintel, Crok ha collaborato alla stesura e curato il libro The Frozen Climate Views of the IPCC.
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